Scarpe da corsa

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Scarpe da corsa

La scarpa da running rappresenta un acquisto fondamentale per chi si avvicina alla corsa.

I tre aspetti fondamentali da tenere presente al momento della scelta sono: calzata, ammortizzamento e stabilità.
Una scarpa da running infatti deve calzare perfettamente per essere comoda e confortevole; deve garantire una buona capacità di assorbimento dell’impatto al suolo; deve dare stabilità evitando qualsiasi deviazione dal movimento fisiologico del piede – detto pronazione – durante la corsa.
Bisogna tenere presente che le scarpe da running non cedono con l’uso, pertanto la percezione soggettiva di comodità e stabilità appena si indossa la nuova calzatura è generalmente corretta.
In ogni caso è bene tenere presente che la scarpe da corsa devono essere di un numero maggiore (a volte anche due) rispetto a quelle abituali.

Scendendo più nel dettaglio, la scelta della scarpa va fatta sulla base di alcune variabili fondamentali:

  • peso dell’atleta
    La scarpa da corsa deve avere come caratteristica fondamentale una buona capacità di ammortizzamento, ossia di assorbimento dell’impatto con il suolo: questo è importante se si considera che nella corsa i nostri piedi reggono ad ogni passo circa quattro volte il peso del nostro corpo. Pertanto maggiore è il peso dell’atleta, più c’è la necessità che la calzatura esplichi un’efficace azione ammortizzante nelle diverse fasi di appoggio al suolo. Tutte le principali case costruttrici hanno un catalogo con calzature pensate per “atleti leggeri” e per “atleti pesanti” con caratteristiche differenti. Infatti i materiali impiegati, le capacità ammortizzanti dei sistemi antishock e la struttura stessa della scarpa sono pensati in relazione al peso dell’atleta.
    In quasi tutte le scarpe da running si utilizzano intersuole in etilvinilacetato (EVA), un materiale sintetico espanso formato da un insieme di minuscole bolle di schiuma dotato di un’ottima capacità di ammortizzamento. Assorbendo l’impatto, le bolle tendono a rompersi con l’uso. L’EVA si deteriora dopo circa 6 mesi, a seconda dell’intensità di utilizzo, la scarpa perde così elasticità e morbidezza. E’ buona norma pertanto controllare sempre che l’intersuola non si vada schiacciando o indurendo troppo e sostituire la scarpa.
  • tipo di appoggio plantare
    La pronazione è il movimento fisiologico del piede che consiste in una leggera inclinazione dell’arco plantare e della caviglia verso l’interno mentre il piede spinge sul terreno durante la camminata e la corsa. Il piede, appoggiandosi al suolo, compie una lieve rotazione all’interno.
    La stabilità della scarpa è essenziale in quanto permette di correggere ogni deviazione dal movimento fisiologico di pronazione. Le deviazioni più frequenti del movimento del piede sono l’iperpronazione e la supinazione. La ripetizione di questi movimenti può causare traumi.
    Nell’iperpronazione l’arco plantare resta piatto e la caviglia effettua una rotazione eccessiva verso l’interno: in questo modo tendini e muscoli del piede sono sottoposti ad una maggiore sollecitazione.
    Nella supinazione il piede si inclina verso l’esterno prima di poggiare per terra: tale movimento può provocare ad esempio distorsioni alla caviglia.
    Un semplice esame dell’usura della suola della calzatura può aiutarci ad individuare le nostre caratteristiche di appoggio e quindi a scegliere una scarpa adatta. Chi presenta iperpronazione tende a consumare principalmente la zona interna della suola. I “supinatori” invece tendono ad usurare il bordo esterno. Se i soggetti con un tipo di appoggio normale o con tendenza alla supinazione si indirizzeranno verso un tipo di scarpa con caratteristiche “neutre”, gli atleti iperpronatori scegieranno un modello denominato appunto “antipronazione”: quasi tutte le principali case costruttrici di scarpe hanno in catalogo appositi modelli. La caratteristica saliente di queste calzature è quella di presentare nella zona mediana interna un apposito inserto che ha il compito di sostenere il piede offrendo stabilità attraverso un valido supporto durante la corsa.
  • tipo di terreno di allenamento (fondo)
    Una scarpa da running classica permette una buona resa su quasi tutte le superfici (tartan, asfalto, erba, sabbia, linoleum ecc.), ma perde le proprie caratteristiche di aderenza su fondi sterrati e fangosi. L’atleta che si allena “fuoristrada”, su fondi disomogenei e scivolosi, necessita di scarpe specifiche, che presentano una struttura molto più robusta e pesante, una tomaia rinforzata e una suola fortemente tassellata. L’utilizzo di queste specifiche calzature su fondi pesanti garantisce maggiore protezione e stabilità, un grado di aderenza al terreno superiore e maggiore sicurezza.
  • frequenza degli allenamenti e distanza percorsa settimanalmente
  • eventuali dolori accusati durante o dopo l’allenamento
    Chi accusa dolori all’arco plantare generalmente tende alla supinazione e pertanto ha necessità di un ammortizzamento importante e quindi di una scarpa con un sostegno plantare efficace.
    I runner che presentano il piede piatto tendono invece all’iperpronazione e quindi dovrebbero scegliere una scarpa che garantisca in primo luogo elevata stabilità.
  • tipo di utilizzo (allenamento o gara)
    In linea generale le scarpe da gara sono più leggere, veloci e reattive. Sono scarpe che, per l’assenza di sostegni nella zona mediale, sono più flessibili e leggere e consentono una scarsa protezione del piede e uno scarso controllo del movimento. Le scarpe da usare in allenamento invece antepongono la protezione e la cura dei problemi di appoggio alla velocità, sono più robuste e garantiscano al piede un adeguato ammortizzamento e una corretta impostazione.
    A seconda del livello agonistico dell’atleta, del suo peso ecc. la varietà nella scelta della scarpa da allenamento e da gara è notevole: si va dalle scarpe ultra leggere (170/220 grammi), a quelle intermedie (250/290 grammi), via via a quelle più robuste.

Se non si riescono a trovare scarpe davvero comode e confortevoli è opportuno consultare uno specialista (un ortopedico o un podologo), anche per valutare l’eventualità di usare un plantare. Il plantare è una soletta studiata per ovviare a specifici problemi di postura.

Solitamente nel running sono necessarie tre settimane circa per abituarsi al plantare; se a seguito del periodo di prova non si raggiunge un livello di comodità soddisfacente, probabilmente non si sta utilizzando il plantare giusto.